Confezionamento primario, secondario e terziario: differenze e caratteristiche chiave

Martedì 08 Giugno 2021

Confezionamento primario, secondario e terziario: differenze e caratteristiche chiave

Utilizzo e funzione delle diverse tipologie di packaging

Le diverse tipologie di confezionamento utilizzate per il trasporto, la sicurezza e la comunicazione dei prodotti, di qualsiasi settore e genere, sono suddivise in tre macro-categorie:

  • gli imballaggi primari sono i contenitori a contatto col prodotto e ne costituiscono la minima unità di vendita;
  • gli imballaggi secondari raggruppano più imballi primari per proteggerli durante il trasporto oppure per promuoverne la vendita;
  • gli imballaggi terziari sono a loro volta raggruppamenti di imballi secondari per proteggerli durante il trasporto dal produttore al punto vendita.

All’interno di questi tre grandi gruppi troviamo quindi tutti i packaging esistenti, composti da materiali come carta e cartone, plastica, vetro, metallo, legno, ecc; ognuno di essi con caratteristiche tecniche differenti e specifiche rispetto alle esigenze del prodotto che devono contenere.


In questo articolo ci soffermeremo sulla definizione delle tre macro-categorie di imballaggi, per capire bene quale sia il vero scopo del packaging e in quale forma lo possiamo trovare lungo la filiera del confezionamento.

Che cos’è un Imballaggio Primario?

Secondo la Direttiva UE 94/62/CE, l’imballaggio primario è quello «concepito in modo da costituire nel punto di vendita un’unità di vendita per l’utente finale o il consumatore».

Qualche esempio pratico: la bottiglia di latte, il tubetto del dentifricio, la boccetta dello smalto per unghie, il sacchetto del caffè in grani e in polvere, il blister delle compresse medicinali, la vaschetta del gelato o, ancora, il vassoio con le fettine di carne sfusa presenti nel banco frigo di un supermercato.

A cosa serve un Imballaggio Primario?

Tra le funzioni dell’imballaggio primario ne troviamo alcune imprescindibili, essendo la confezione che prima di tutte entra in contatto diretto con il prodotto, che sia esso alimentare e non. Vediamole insieme:

  • Sicurezza: il prodotto non deve essere contaminato, deve essere isolato dall’ambiente esterno, deve essere conservato secondo quanto stabilito dalle normative, deve essere stabile per poter essere inserito facilmente all’interno degli spazi del punto vendita.
  • Identificazione: sul packaging devono essere indicate tutte le informazioni obbligatorie stabilite dalle normative come ad esempio gli ingredienti, la tabella nutrizionale, la data di scadenza, la provenienza, lo smaltimento, ecc.
  • Promozione: il packaging è studiato per essere accattivante agli occhi del consumatore, per poter attirare l’attenzione e fungere da tramite tra l’utente e il brand. Dalla progettazione del design, alle grafiche sulle etichette, ogni dettaglio ha finalità comunicative e strategiche.
  • Sostenibilità: tutti gli imballaggi devono sfruttare meno risorse possibili, devono quindi essere composti da pochi materiali e – potenzialmente – tutti riciclabili correttamente secondo le norme della raccolta differenziata. Le aziende più attente a questo tema da anni progettano e sviluppano imballi riciclabili, riciclati, biodegradabili o anche compostabili.

Che cos’è un Imballaggio Secondario?

Nella Direttiva UE 94/62/CE, si legge: «imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all'utente finale o al consumatore, o che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di vendita. Esso può essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche».

Qualche esempio pratico: il film che tiene unite le bottiglie di acqua (il cosiddetto fardello), la scatola che protegge i blister di compresse medicinali, l’involucro di cartone che tiene insieme 2/4/6 barattolini di yogurt, il vassoio utilizzato per esporre le piccole confezioni di cibo per animali, la scatola di cartone che contiene il tubetto di dentifricio, o ancora la confezione di plastica che tiene uniti i pacchetti di fazzoletti da naso.

In tutti questi casi l’imballaggio secondario ha due caratteristiche chiave:

  1. Non entra mai in contatto con il prodotto (che sia esso alimentare o no)
  2. Funge da raccoglitore/contenitore/espositore, tenendo insieme 2 o più imballi primari.

A cosa serve un Imballaggio Secondario?

L’imballaggio secondario serve a raggruppare una serie di unità di prodotto con l’obiettivo di:

  • Protezione: le unità presenti all’interno di ogni imballo secondario devono essere protette durante la fase di trasporto dall’azienda produttrice a quella distributrice.
  • Tracciabilità e identificazione: i produttori devono garantire la tracciabilità dei prodotti contrassegnando gli stessi con marcatori specifici. In questo modo le unità presenti all’interno dell’imballo vengono facilmente identificate lungo tutta la catena distributiva.
  • Promozione: le confezioni, come quelle primarie, possono portare messaggi pubblicitari del brand, ma non solo, gli imballaggi secondari vengono progettati anche per essere utilizzati come espositori all’interno dei punti vendita.
  • Sostenibilità: soprattutto nel caso di imballaggi secondari utilizzati nell’e-commerce (commercio online), i materiali utilizzati devono essere pochi (da qui la lotta all’overpacking, cioè la sovrapproduzione di imballaggi) ed ecologici, cioè: riciclati, riciclabili, biodegradabili, compostabili.

Che cos’è un Imballaggio Terziario?

Ai sensi della Direttiva UE 94/62/CE, si tratta di un «imballaggio concepito in modo da facilitare la manipolazione e il trasporto di un certo numero di unità di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare la loro manipolazione e i danni connessi al trasporto. L'imballaggio per il trasporto non comprende i container per i trasporti stradali, ferroviari e marittimi ed aerei».

Qualche esempio pratico: il pallet (detto anche bancale) che fa da base a N° confezioni (secondarie), tenute unite da un film contenitivo e protettivo.

A cosa serve un Imballaggio Terziario?

A differenza dell’imballo secondario, che potrebbe essere sfruttato anche all’interno di un punto vendita o anche dal consumatore stesso, quello terziario è invece utile a tutta la catena distributiva solitamente nascosta agli occhi dell’utente finale.

Gli obiettivi sono principalmente due:

  1. Protezione: durante il trasporto le confezioni devono risultare stabili, sicure e protette da urti e spostamenti vari.
  2. Facilitazione movimentazione: i pallet rendono semplice e veloce la movimentazione, quindi lo spostamento, delle unità all’interno dei mezzi di trasporto e successivamente dei magazzini nei quali verranno inserite.

Le macchine confezionatrici che realizziamo

Come abbiamo appena visto è possibile distinguere diverse tipologie di imballaggio, con tecniche, materiale o differente pacco. Noi di Zambelli realizziamo macchine confezionatrici utili per aziende che vogliono effettuare automaticamente imballi secondari:

  • Astucciatrici: per il confezionamento di piccoli prodotti – come possono essere i cuscinetti industriali – all’interno di imballi pre-incollati o wrap-around.
  • Incartonatrici: sia a moto intermittente sia moto continuo e nella versione wrap-around o cartone americano, per confezionare la maggior parte dei prodotti di svariati settori (dall’alimentare, all’industriale, al cosmetico, ai prodotti per la casa).
  • Fardellatrici: sia a barra saldate sia a lancio film, queste macchine confezionano in solo film ma anche falda piana + film e vassoio + film, sempre a seconda del prodotto che si vuole imballare.
  • Combi: queste macchine prendono il nome dalla loro caratteristica chiave, cioè essere la COMBInazione di due macchine: fardellatrici e incartonatrici.
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